La quiete

Il rilassamento profondo è un elemento presente in ogni tipo di yoga. In un mondo di continui stimoli che ci invita ad agire, o a reagire, stare immobili può non essere facile, spesso richiede un po’ di esercizio. Ne vale la pena: quando si pratica con fiducia e serenità, il rilassamento genera un benessere al quale si vuole ritornare.

Il rilassamento nello yoga è abbandono. La posizione più usata è quella supina, o Shavasana, termine sanscrito che significa “posizione del cadavere”.
Ciò che “muore”, anche solo per qualche istante, è la persona che chiamiamo “io”, con i suoi desideri, i suoi conflitti e le sofferenze che ne derivano.

Shavasana “accade” stando distesi immobili, a occhi chiusi. Chi conduce invita percepire il corpo, o alcune parti di esso, e ad allentare eventuali tensioni. A volte si dirige l’attenzione su sensazioni più interne, come il battito del cuore o la circolazione, oppure esterne, come il suono.

Shavasana non è solo riposo, è un lasciarsi andare consapevole, in ascolto del corpo e del respiro.

Lo yoga restorative è un tipo di rilassamento profondo che riattiva le naturali capacità di cura del corpo.

Le posizioni che si utilizzano sono facilitate dal sostegno di cuscini, coperte, bolster, per ottenere uno stato di abbandono completo che viene mantenuto a lungo.

Lo yoga restorative riprogramma il sistema nervoso attraverso un’azione più fisiologica che fisica.
Tra i benefici che la ricerca ha confermato: riduzione del cortisolo e dell’adrenalina, riduzione della tensione muscolare, miglioramento della circolazione, produzione di endorfina e conseguente sensazione di benessere. Alcuni studi suggeriscono effetti sull’ipertensione, sulla digestione e i problemi intestinali, sull’insonnia.

Viene utilizzato in modo specifico per la convalescenza, per alcune forme di dolore cronico, per stati di stress elevato, ma può essere praticato da chiunque, anche in assenza di motivi specifici.

Enso

La meditazione può evocare in chi non la conosce uno stereotipo di serenità e calma che pare impossibile da raggiungere.
Ma meditare è uno stato naturale per l’essere umano e nessuno è portato o negato.

Meditare non è “fermare il pensiero” perché i pensieri non si fermano. Durante lo stato di veglia essi vagano liberamente, anticipando eventi futuri, ricordando quelli passati, esprimendo giudizi, spesso seguendo percorsi ricorrenti.
La mente si perde in un continuo dialogo interno senza consapevolezza che crea sofferenza.

Possiamo invece stare in ascolto di ciò che succede, e percepire questo movimento mentre avviene, è un modo di meditare.
La meditazione è essere presenti, osservare senza giudicare quello che accade nel silenzio. Si dice “fare meditazione” ma meditare non è fare, è cercare uno stato in cui è possibile essere.

Con gli occhi chiusi o lo sguardo svuotato, in silenzio, si sta in ascolto e si accetta quello che arriva, spesso aiutati da un’ancora, un centro di attenzione a cui tornare quando i pensieri riaffiorano e si auto alimentano. Può essere il respiro, la posizione, le sensazioni, il suono. 

La meditazione si svolge solitamente, ma non esclusivamente, in posizione seduta. Ogni esercizio di attenzione consapevole è una forma meditativa.
C’è, per esempio, una meditazione camminata e yoga è una forma di meditazione in movimento.

La ricerca scientifica ha dato conferma a osservazioni antichissime. Il pensiero che sorge involontario e incontrollato, che viene definito default, pare incrementare lo stato di allerta, l’ansia, lo stress.
Meditare pare offrire numerosi benefici per il complesso sistema corpo-mente, riducendo ansia e stress e ciò che ne consegue: insonnia, ipertensione, patologie cardiovascolari, difficoltà digestive, problemi di fertilità, dolore, solo per citare quelli più conosciuti.