asana e vinyasa
Asana significa posizione. Nello yoga le posizioni sono la base, come i passi della danza.
Ci sono asana supine, prone, sedute, in quadrupedia, in posizione eretta, sulle braccia, in equilibrio ecc.
Hanno quasi sempre un nome sanscrito che le identifica con animali, oggetti, divinità e ha una traduzione nella nostra lingua: ad esempio Vrikshasana è l’albero. Tra posizione e nome c’è un richiamo formale o una risonanza simbolica.
Oltre alle numerosissime asana tradizionali, esistono infinite varianti che possono adattarsi meglio all’obiettivo, allo stile di yoga, alla singola persona.
Le asana possono essere mantenute più o meno a lungo a seconda del tipo di yoga che si sta praticando oppure in base allo scopo che si vuole ottenere.
Come i passi di danza, le asana possono essere messe in sequenza: è il vinyasa, termine sanscrito che significa “mettere nell’ordine appropriato”.
Le posizioni vengono ritmate dal respiro e possono essere collegate da transizioni, passaggi da un’asana all’altra che creano un flusso (flow, termine comune anche in italiano). Il famoso “saluto al sole” (Surya Namaskar) è un esempio di vinyasa.
Anche i vinyasa offrono infinite possibilità combinatorie: scelta e sequenza delle asana, transizioni, modulazione e ritmo del respiro, durata delle pause, intensità, ripetizioni ecc.
Nello yoga con finalità terapeutica la scelta di asana e vinyasa avviene in base alla persona e agli obiettivi di benessere. Possiamo cercare maggiore stabilità e forza, mantenendo le posizioni più a lungo o rallentando i passaggi; possiamo preferire la mobilità o l’equilibrio; possiamo scegliere una forma di movimento dolce o più vigoroso; possiamo focalizzarci maggiormente sul respiro.
movimento
Il corpo è fatto per muoversi nei modi più diversi.
Per ritrovare o per mantenere la funzionalità, ogni possibilià motoria andrebbe esercitata, alternata, variata.
Il movimento nutre i tessuti, stimola la circolazione, agisce sul il sistema nervoso, contribuisce all'equilibrio ormonale. Lo yoga offre ogni tipo di movimento e lavora su ogni parte del corpo (piedi e mani compresi), con attenzione costante al respiro e alla consapevolezza.
Un movimento dolce, continuo, consapevole, agisce in particolare sulla “sostanza amorfa” o “sostanza di base” (ground substance), un gel che si trova prevalentemente sotto il derma, composto da acqua, acido ialuronico e altre cellule e molecole.
Ha una proprietà particolare: è tixotropica, cioè risponde al movimento diventando più fluida. Questo migliora la circolazione locale, favorisce gli scambi nutritivi tra le cellule, crea una sensazione gradevole di scioltezza e in generale di benessere.
Un movimento più vigoroso e ripetuto stimola le cellule che producono il collagene, contribuendo alla salute dell’intera struttura miofasciale e di tendini, legamenti e cartilagini. La stimolazione meccanica dei tessuti, incluso il carico, cioè il peso, è indispensabile per mantenere la densità ossea, la forza muscolare e la capacità funzionale nel tempo.
Il movimento consapevole sviluppa la propriocezione, cioè la capacità di sapere dove si trova il corpo nello spazio, e con essa la coordinazione e l'equilibrio.
L’idea che yoga favorisca soltanto l’allungamento isometrico, cioè senza contrazione muscolare, non corrisponde alla realtà. Con lo yoga i muscoli vengo stimolati in tutti i modi possibili, quindi anche in modo concentrico (i muscoli si contraggono e si accorciano) ed eccentrico (si allungano mentre si contraggono).
Piccolo glossario